Non confondere le serie storiche vere con quelle farlocche

5 gennaio 2024

 

 

 

Nel distorto dibattito che ruota attorno alla questione del riscaldamento globale, è ormai consolidato parlare di “Cambiamento Climatico” come di una sorta di anomala condizione atmosferica, in grado di determinare degli effetti molto negativi, soprattutto a riguardo dell’aumento – per frequenza e/o intensità – di svariati fenomeni meteorologici estremi. Nella realtà scientifica, il concetto di cambiamento climatico è legato esclusivamente ai risultati delle analisi statistiche operate su serie storiche di adeguati indicatori. In proposito, è bene ricordare quanto segue:

 

§  Una serie storica di dati è una raccolta ordinata e sequenziale di valori, atta a riflettere i cambiamenti di una variabile nel corso del tempo; lo studio della serie storica ha ovviamente come scopo quello di evidenziare l’evoluzione di un fenomeno durante un determinato periodo.

 

§  Affinché i risultati dell’analisi di una serie, rispetto alla finalità ora detta, rivestano un reale significato scientifico, è necessario che: a) la variabile osservata sia definita precisamente, in modo che la determinazione dei suoi valori abbia carattere oggettivo; b) le condizioni nelle quali avvengono le rilevazioni si possano considerare costanti nel tempo.

 

Quindi, ogni affermazione su incrementi di uragani, tornado, piogge intense ecc, per avere attendibilità, deve fondarsi su un relativo riscontro fornito da un esame di una serie temporale di dati; se l’esame non mette in evidenza dei trend significativi di crescita, quelle affermazioni sono pura aria fritta.

 

Fateci caso e potrete verificare che un simile approccio non è mai seguito; perché? Per il semplice motivo che non esistono serie con andamenti che confermino le teorie dominanti.

 

Spesso l’opinione pubblica viene allora imbonita con delle pseudo-statistiche che, pur non avendo alcun senso logico, sono proposte come fossero delle vere serie storiche. Un ottimo esempio in tal senso ci è fornito da Legambiente, con il grafico pubblicato a pagina 34 del rapporto “Il Clima è già cambiato” (ho aggiunto i numeri sulle barre, per rendere più chiaro il messaggio):

 

Qual è l’effettiva variabile di cui al diagramma? Nessuno può saperlo, dato che non esiste alcuna norma per individuare univocamente un singolo “allagamento da piogge intense” e comunque non esiste neppure alcuna procedura che ne potrebbe permettere un conteggio totale oggettivo; ne deriva pertanto che il relativo computo annuo può variare a piacere. Un fatto ben evidenziato, nel presente caso, dai valori dell’ultimo triennio, del tutto incongruenti con i precedenti, a meno di ritenere che nel 2018 il pianeta sia stato sconvolto dalla caduta di un asteroide o altro simile cataclisma. È ovvio che i redattori hanno inserito il grafico proprio per convincere il lettore che la situazione climatica sia precipitata, portando a un pauroso incremento dei disastri. Mi pare che si delineino allora due evidenti misfatti: a) vilipendio del buonsenso; b) circonvenzione di incapaci (tutti quelli che si sforzano di non ragionare).

 

Esistono vari archivi, spesso consultabili online, ove sono riportate le segnalazioni di molteplici tipi di eventi estremi. Purtroppo queste banche dati sono spesso utilizzate per trarne delle “serie” come quella appena discussa, cioè per divulgare dei numeri che dovrebbero dimostrare le tesi della catastrofe, ma che in realtà sono privi di un qualsiasi significato logico ai fini di valutazioni sull’evoluzione del clima; il successivo esempio dovrebbe fornire un chiarimento – spero – esaustivo.

 

L’archivio ESWD (European Severe Weather Database) raccoglie informazioni su vari tipi di eventi estremi, in base alle segnalazioni in merito ricevute da enti o anche da singole persone; da tale database ho estratto i dati relativi al numero annuo di tornado segnalati in Italia; il grafico seguente ne è il risultato.

 

Ebbene, è quasi superfluo precisare che sarebbe assurdo parlare di “analisi della frequenza dei tornado in Italia”, perché quello osservato non è l’andamento dei tornado, bensì delle segnalazioni di essi, andamento dal quale si possono semmai fare deduzioni sul progressivo aumento di interesse verso il fenomeno, ma non certamente su eventuali suoi effettivi cambiamenti. Il confronto fra i due cartogrammi del 1970 e del 2022 serve a confermare le considerazioni appena fatte.

 

A quanti dovessero pensare che una simile differenza dipenda da modificazioni del clima, mi sento di consigliare vivamente il passaggio ad altri interessi culturali.