Evviva! a pro del barnum sul Clima Impazzito sono tornati gli uragani sulle coste degli USA

Pisa, 7 settembre 2017

 

 

 

A pochi giorni dal landfall sulle coste del Texas dell’uragano Harvey, l’attenzione  si è spostata su quello chiamato Irma, che sta causando ingenti danni nelle isole caraibiche e che si prevede debba poi puntare verso la penisola della Florida.

 

I fedeli della religione dello sconvolgimento climatico sono in costante attesa di qualsiasi occasione per lanciare al cielo le loro preghiere. Sono infatti bastate le notizie ora accennate per scatenare nuovamente il carosello del “clima impazzito”, come si può vedere dalla prima pagina de La Repubblica, sopra riportata; i cicloni tropicali di queste settimane sono ovviamente interpretati come uno dei frutti malefici dell’ormai mitico “Cambiamento Climatico”, un vero mostro che sarebbe in grado di produrre eventi estremi di entità e frequenza mai conosciute prima.

 

A vantaggio di chi è ancora in grado di ragionare e di capire quale sia il livello di idiozia che caratterizza tale visione, ricordo questi punti essenziali, a proposito della questione dell’andamento temporale degli uragani nel bacino atlantico.

 

 

 

1 – Se sarà confermato che Harvey ha toccato le coste del Texas con forza di categoria 3, sarà il primo uragano maggiore a raggiungere le coste degli USA dall’ottobre 2005 (Wilma). Tale intervallo di assenza è il più lungo mai registrato dall’inizio delle osservazioni, cioè dal 1851.

 

2 – Non esiste alcuno studio che metta in evidenza una crescita dell’intensità del fenomeno. Di sotto il grafico di un indice da me elaborato per un articolo in attesa di pubblicazione sulla Rivista di Meteorologia Aeronautica.

 

3 – Uno studio dell’Hurricane Center (NOAA) ha stabilito che, rapportando alle condizioni del 2010 (per inflazione, crescita del valore dei sistemi economici, densità di popolazione nelle fasce litorali ecc.) i dati dei danni in miliardi di dollari provocati dagli uragani negli USA, non risulta alcuna tendenza  all’incremento nel periodo 1900-2010; vedi grafico da me disegnato.

 

Si tratta di considerazioni incontrovertibili, ma so bene che non interessano ai sostenitori delle tesi oggi imperanti, perché loro vivono di dogmi preconfezionati e non di dati scientifici. Spero soltanto con le mie puntualizzazioni di evitare che si accrescano le già nutritissime fila degli invasati della catastrofe climatica.